La mia giornata al Salone del Libro, e “Mia e la voragine”, il capolavoro di Diana Ligorio

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Che era da un po’ che volevo andarci al Salone del Libro, davvero eh. Mi sono ritrovato a fare i preparativi frettolosamente, inciampando nelle cose sparse per casa, nella lista mentale delle cose da vedere a Torino, nella lista, anche quella mentale, dei libri da comprare. Tipo che stavo anche rischiando di perdere il treno e Linda, seduta lato passeggero, si teneva stretta perché stavo decisamente andando veloce, che non è che avessi tutta questa voglia di perderlo, questo treno. E lei diceva che non vedeva l’ora di mangiarsi i panini che avevamo preparato il giorno prima, che la parte più bella del viaggio è anche ‘sto panino che si sbriciola tutto sui vestiti. Maionese, prosciutto, insalata. Alla fine siamo arrivati in tempo, abbiamo tirato un sospiro di sollievo e ci siamo messi a sedere.

«Linda, tiro fuori i panini no? Che dici?»

«Eh sì, ho una fame…» 

Mi sono messo a frugare nello zaino e mica li trovavo, ‘sti panini. Sono andato avanti per un po’ ma niente, scomparsi nel nulla. Inghiottiti come da una voragine.

«Mi sa che ho fatto una cazzata, li ho lasciati sul tavolo in cucina…»

«Dovevi metterli nello zaino!»

«Ma boh, forse erano sul divano, credo…boh, ma tu non potevi darmi una mano?»

«Ma avevi detto che ci avresti pensato tu!»

È vero, dovevo farlo io.

E quindi niente, abbiamo preso dei taralli dalle macchinette, che non sono la stessa cosa del panino maionese-prosciutto-insalata, ma in mancanza di altro, andavano benissimo. Intanto mi maledicevo e scorrevo la lista mentale delle cose da fare al Salone. Una di queste, era mettere le mani sul libro “Mia e la voragine” di Diana Ligorio. Il libro è stato pubblicato da TerraRossa Edizioni e a grandi falcate ci siamo diretti verso il loro stand. 

Il Libro


Mia è una bambina quasi undicenne, figlia della dottoressa Alma Distante. “Distante” non solo di cognome. Trascorrono le estati a Dolina, un paesino sperduto la cui descrizione strizza l’occhio alle fiabe. Inizialmente può sembrare un libro per giovanissimi, ma credetemi, c’è molto per noi adulti in ‘sto libro. Tipo che mi sono ritrovato a pensare come Mia, a quando ero bambino e vedevo creature, inventavo situazioni e vagavo con la fantasia. Perché lei è così, un po’impertinente, un po’sulle sue, ma anche curiosa; Mia in questa storia vive avventure incredibili, a livello emotivo specialmente, come il rapporto con gli altri bambini di Dolina, quello con se stessa, ma soprattutto quello con una madre fredda e presa dalla propria carriera medica. Scoprirà, vagando per il paesino, anfratti coloriti, persone-animali e animali con sentimenti che a me sono sembrati molto umani.

Che poi quasi mi scordavo, c’è anche una voragine, simbolo di mistero – nella quale probabilmente sono finiti i nostri panini maionese-prosciutto-insalata -, dove le bestie-bambini di Dolina vanno a punzecchiare la natura. E in fondo anche noi, durante la nostra infanzia, ci sporcavamo le mani di terra. Come Mia, anche noi abbiamo coccolato i nostri genitori quando avremmo voluto che fossero loro a farlo. Il grande pregio di Diana Ligorio è proprio questo, essere riuscita a trasformare il lettore adulto in bambino e Mia, una bambina di quasi undici anni, in una adulta attraverso il rapporto burrascoso con la madre e la mancanza di un padre. Attraverso una avventura che, con voli pindarici favolosi, va a toccare quelle corde che spesso teniamo nascoste: la corda del dialogo, quella degli abbracci e quella dell’ascolto. Durante la lettura, che ho ritenuto molto scorrevole grazie alle scrittura avvincente, mi sono sentito messo all’angolo, obbligato a farmi delle domande su ‘ste benedette corde che Mia ha smosso e toccato. Su ‘ste corde a cui probabilmente, attaccherò anche io uno pneumatico, come quello in copertina.

di Sarvish Waheed

Autrice

Diana Ligorio (1982) è cresciuta a San Michele Salentino. Vive a Roma dove lavora come autrice, showrunner e sceneggiatrice. È autrice del film DIA 1991. Parlare poco, apparire mai (2021) prodotto da Rai Cinema e 42° Parallelo.

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