Serve un nuovo tipo di femminismo per combattere le nuove forme di oppressione contro le donne

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«Ci sono nuove forme di oppressione che dovrebbero essere decodificate e interpretate da un nuovo femminismo, mentre invece il femminismo è un po’ finito sotto traccia oppure si è risolto nell’emancipazionismo, nell’idea del “Noi dobbiamo essere come gli uomini”, nella assoluta parità, che per certi versi va bene, alla quale però io preferisco la locuzione “pari opportunità”, che è diversa da “parità” perché non implica un’idea di uguaglianza ma di riconoscimento delle pari opportunità a partire dalla differenza, che va valorizzata»

È stato un intervento seguito e appassionato quello della ministra Eugenia Roccella al Festival Sciabaca organizzato da Rubbettino e tenuto a Soveria Mannelli, in Calabria, dal 21 al 24 settembre. La Ministra per la Famiglia e le Pari opportunità è intervenuta nella giornata conclusiva, parlando di molti temi connessi anche all’attualità. Per Rubbettino, la Roccella è autrice fra l’altro del libro “Una famiglia radicale”, in cui ricostruisce la storia della sua famiglia e della sua militanza all’interno del Partito Radicale.

Al termine della conversazione con il direttore editoriale di RubbettinoLuigi Franco, la Roccella si è soffermata su temi legati alla maternità e all’importanza per le donne di rivendicare la propria libertà. Continuando il suo ragionamento, la Ministra, si è poi soffermata sull’utero in affitto considerato nell’economia del discorso come una subdola forma di sfruttamento e di mercificazione del corpo femminile.

«Non mi piace adoperare il termine “maternità surrogata” – ha detto la Roccella –, preferisco parlare di utero in affitto, perché questa è una definizione che mette in evidenza il punto fondamentale cioè il mercato, il passaggio di denaro. La disponibilità di una donna a portare avanti una gravidanza per conto terzi si realizza all’interno di un’organizzazione di mercato, molto dura, molto precisa. Non esiste, come qualcuno dice una surrogata solidale, perché tutto è inserito sempre in un’organizzazione di mercato, tutto diviene parte di un grande business transnazionale che tratta le donne come fornitrici di elementi utili a fare un bambino. Io credo che la maternità sia qualcosa di diverso. È un’esperienza che suscita sentimenti forti ed estremamente coinvolgenti, inscritti nel nostro corpo. Trasformare il rapporto madre-figlio in una compravendita è profondamente anti-umano. Facciamoci una domanda: cosa vogliamo mantenere della nostra umanità? Cosa vogliamo portare nel futuro del nostro essere “uomini umani”, come diceva Sciascia?»

Il seguitissimo intervento del ministro Roccella ha chiuso un festival giunto ormai alla sua ottava edizione e che ha visto la partecipazione di migliaia di persone e di centinaia di studenti un’occasione per riflettere sui grandi temi della cultura, dell’attualità e della politica e per mettere in rete luoghi, persone e idee.

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