Un biglietto di sola andata, Storia di Tania

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Hina, Sana,Farah e decine di altre ragazze. Il copione è sempre lo stesso: un biglietto di sola andata per il Pakistan, un matrimonio pronto da celebrare con un estraneo, le richieste di aiuto, la violenza.
Tra queste ragazze ci sono anche io, mi presento: sono Tania nata in Pakistan, cresciuta in Italia. Ho 24 anni, e adesso vi racconto la mia storia, una storia senza un finale, almeno per ora.


Al momento mi trovo in Italia, vivo con mio “marito”, in un bilocale che sembra una cella, una cella che ho cercato di curare e decorare al meglio per farla sembrare “casa nostra”, ma è meglio se torno indietro di pochi anni per raccontarvi a come sia finita in questa casa, con un uomo che non conoscevo.
Da piccola ho sempre avuto dei problemi con i miei denti, ho sempre chiesto ai miei di voler correggere il difetto, ma il costo di un’apparecchio dentale era troppo alto, così dopo le mie lamentele, i miei decisero di portarmi in Pakistan. Beh che dirvi, io ero super felice, finalmente mi sarei sentita bella pure io, e avrei avuto la possibilità di ridere senza avere la paura di essere insultata.


Vi dico che andai in Pakistan dopo 10 anni, l’ultima volta che ci ero andata ero una bambina, e questa era la seconda volta, non conoscevo e ricordavo nessuno, neanche l’aspetto delle mie zie,zii, cugini quindi immaginatevi di finire in un’altro paese dove non conosci nessuno e non parli quasi più neanche la loro lingua.


Passò un anno in cui feci amicizia con i vicini, con il dentista e con alcuni parenti, ma essendo venuta dall’Italia per loro ero quella ricca, con il passaporto rosso.
Vi dico che il passaporto rosso, ho di qualsiasi paese europeo vale molto in alcuni paesi poveri, e per questo alcuni famigliari insistono per questi bei matrimoni combinati, così che il povero cugino, zio possa fare fortuna in Europa.


Questo è il mio caso, ho molti parenti con difficoltà economica, quindi appena hanno saputo che andavo in Pakistan, questi parenti hanno visto zio Paperone atterrare in una città del Pakistan.
La storia è questa, parenti da parte di mia mamma poveri: uno zio contadino, che vive solo con ciò che semina, se la stagione va male, non mangia nulla. Due zie, anche loro povere e vedove, ma con figli da sfamare. I parenti da parte di papà sono messi bene economicamente: villa, terreni, e amicizia con persone di alti livelli, ma lo stesso vogliosi di mettere le ali.


Ovviamente voi direte “sono poveri, devono mangiare anche loro, non c’è nulla di male” Si, okay.
Da quando sono in Italia circa il 40% degli stipendi di papà e dei miei fratelli, veniva mandato a loro, mio padre ha sempre pensato a loro, non c’è mai stata una volta che si sia tirato indietro, che sia per pratiche burocratiche, aiuti nel villaggio, oppure dispute tra famigliari, però alcune volte i parenti diventano serpenti e non si saziano mai.


Ci sono molti paesi in cui c’è questa pratica molto veloce per portare una persona senza i documenti necessari in Europa. Alcune volte la donna accetta il matrimonio, per una ricompensa in soldi, oppure solo per fare un favore, una volta portato a termine il compito, lei chiede il divorzio e l’uomo sparisce dalla sua vita. Invece ci sono altri casi, come il mio e di tante altre ragazze, in cui non c’è la possibilità che l’uomo sparisca dalla loro vita.
Io stupida quale sono, sono finita in una situazione da dove non potevo uscire, essendo che sono cresciuta con valori molto diversi da altre ragazze e con la regola di proteggere sempre la reputazione, l’orgoglio dei genitori, fui “costretta” a sposarmi.
Un cugino, esatto. Secondo i genitori pakistani, sposarsi in famiglia e meno rischioso di sposare qualcuno fuori famiglia, perché ovviamente i famigliari li conosci e non ti faranno mai del male.

Due settimane prima del “matrimonio”, (ve lo dico dopo perché matrimonio e tra le virgolette) io raccontai ad alcune amiche che si trovavano in Italia, che quì (in Pakistan) si stava pensando al mio matrimonio combinato, ovviamente loro mi consigliarono di negare tutto, di andare contro queste tradizioni, ci fù pure una ragazza che mi consigliò di scappare, ma io credete che sia in grado di scappare? Io che non mi permetto di andare da mia nonna senza il permesso di papà.


Molte persone mi avvisarono del futuro che mi sarebbe aspettato ma io non feci nulla, quasi nulla. Provai a parlarne con mia mamma, ma lei con un tono non molto dolce mi accusò di essere una poco di buono, di non rispettare le loro decisioni. Dopo aver pensato di buttarmi giù dalla terrazza, idea che sorvolai, pensando che mi sarei fatta malissimo, quindi pensai che forse tanto morire non volevo, decisi di parlarne con papà.
Due settimane prima, mentre mamma non c’era, andai da papà piangendo e gli spiegai che nulla di tutto ciò sarebbe finito bene, che non volevo e che mamma sapeva tutto, ma non voleva fare nulla. Mi promise che ci avrebbe pensato lui, mi asciugò le lacrime e disse che non dovevo preoccuparmi di nulla finché lui era in vita.

So come sarebbe finita, so cosa succede alle ragazze che si rifiutano, che amano qualcuno che non sia un uomo scelto dai genitori. Ma sapevo che mio padre non era così, ma lo stesso non feci nulla, al contrario ho cercato di sistemare questo matrimonio.
Una settimana prima del matrimonio, il migliore amico di mio papà, Akbar, morì a causa del cancro, esattamente 10 giorni dopo, io mi sposai. Ma ora vi spiego perché non fu proprio un matrimonio, ma solo delle firme sopra dei fogli su cui non sapevo neanche cosa ci fosse scritto.


Non ci fu nessuna cerimonia, nessun vestito rosso, niente mani decorate dall’hennè, nessun ballo, neanche un minimo di felicità. E la scusa era ovvia, “è morto Akbar e tuo vuoi fare festa?”.
Quel giorno papà era uscito presto di casa, era solito andare a casa di nonna, così da poter giocare con le nipoti prima che uscissero per andare a scuola. Io mi svegliai sempre svogliata, fatto colazione mia madre mi disse di chiamare zia (sua sorella maggiore) e dirgli di venire a casa nostra che c’era una questione importante da risolvere.
Chiamai 9 volte ma nessuno rispose, intanto mia mamma infastidita chiamava in terra tutti i santi, non sapevo quale fosse il problema ma non chiesi nulla. Verso mezzogiorno papà tornò a casa, con mio zio e un’imaam, appena entrati papà mi chiese se avevo notizie di zia, ma come sapete quella non rispose alle chiamate.


Preparai qualcosa per gli ospiti e nel mentre si presentarono mia zia e suo figlio maggiore, Adam, lei sembrava preoccupata, forse perché aveva saputo che io non ero contenta di questo contratto indeterminato.
Peccato che appena mamma gli disse che oggi il suo Adam sarebbe diventato mio marito, lei esplose di gioia, io un po’ meno. Io seduta in una stanza con lei, mio papà seduto nella stanza accanto con il mio futuro marito, l’imam, e mio zio a leggere frasi in arabo e acconsentire al matrimonio.
Firmai quelle carte, ripetei parole a me sconosciute e accettai gli auguri di mia suocera, infine mi alzai e andai in cucina a preparare il chai, (bevanda tipica Pakistana) per gli ospiti,non era cambiato nulla, almeno era quello che credevo.
Avevo sposato mio cugino, e stranamente il mio cervello faceva finta di non saperlo, strano visto che ora cerco di urlarglielo con forza quando mi passa davanti. (quello e tuo marito), credo che prima ho poi lo capirà.


Nessuno dei parenti di papà si presentò per farmi gli auguri, bèh sapete il perché no? No? Davvero? Dai è ovvio, perché mi sono sposata a casa della zia materna? Quando dovevo sposarmi con un figlio di mia zia paterna?


C’è sempre stata una rivalità tra la famiglia di papà e quella di mamma, e ora le cose non sarebbero andate meglio. In pratica la mia cara nonna non è mai stata contenta del fatto che fossi nata con la patatina, dovevo avere il pistolino. E ora gli ho pure tolto la possibilità di veder crescere uno dei suoi nipoti in Italia. I sogni non si avverano mai cara nonna.
Cominciò una guerra, non solo a parole, in cui mio papà fu buttato fuori dalla sua famiglia perché non ascoltò sua madre, suo fratello lo minacciò di uccidere me e i miei fratelli, alcuni uomini fecero scoppiare alcuni colpi di pistola davanti casa nostra.


A papà non è mai piaciuto rispondere alle minaccie, mi ha sempre insegnato ad evitare certe persone, a stare sempre in guardia ma mai rispondere, stando in silenzio si calmarono le acque.
Comunque se ve lo state chiedendo, non ho mai parlato con mio cugino prima del matrimonio, e non lo conoscevo visto che ho vissuto sempre in Italia, anche dopo il matrimonio a parte tramite messaggi su WhatsApp, non abbiamo parlato.


Vi chiederete il perché? Perché dopo aver fatto il nikah, cioè le firme e quella fase dove la ragazza deve rispondere “qabul hai” (io, accetto) per 3 volte, c’è una cerimonia in cui i genitori accompagnano la figlia a casa dei suoceri “rukhsati”, ma nel mio caso i suoceri erano poveri, (e loro sono stati ben contenti di non dover sfamare una bocca in più) quindi mio papà non ci pensò proprio a mandarmi da loro. Esattamente per questo motivo, io non potevo vedere o parlare faccia a faccia con mio marito.


Dopo 1 anno e qualche mese, dopo aver superato tutte le pratiche burocratiche, lui mise piede in Italia.
Vi dico che cercare di correggere un matrimonio combinato e quasi impossibile, noi litighiamo sempre, essendo che ha una mentalità vecchia, non andiamo d’accordo su nulla. Come sapete in Pakistan una donna che parla con un uomo e una cosa sbagliatissima, pensate voi quando lui mi vede parlare con il vicino (uomo, giovane, bello) che reazione potrebbe avere? e ogni volta spiegargli che una donna può parlare con l’altro sesso senza andarci a letto, oppure flirtare è estenuante.


Dovergli spiegare che non può forzarmi a fare sesso con lui e la cosa più stupida che abbia mai spiegato a qualcuno, i miei ‘NO’ non li sente, nella sua testa e dalla sua bocca esce solo: sei mia moglie, il tuo corpo è mio.


Cercare di scansarlo alcune volte mi sembra inutile e alla fine mi lascio usare come un oggetto. Lui ne esce soddisfatto e senza alcun rimpianto, perché per lui era la cosa giusta.
Non so cosa aspetto, ma sicuramente un giorno tutto questo finirà, io spero che tutti questi miei sacrifi mi portino in un luogo dove non ci sia neanche l’ombra di qualcosa che vada contro la libertà di qualcuno.
Litighiamo, io urlo sempre, gli faccio capire dove sbaglia.
Cerco di spiegargli che quello che fa lui non è amore, ma “stupro”, però secondo lui una moglie, quale io sono, deve esaudire i desideri del marito.
Il mio stato mentale e il mio fisico ne risentono, comincio ad odiare la compagnia di altre persone, e non sono in grado di fare un discorso senza piangere, ma sono riuscita ad avere un pizzico di spazio mio nella mia vita, non è sicuramente come me la immaginavo, ma vado avanti, sicuramente arriverà quella parte della vita in cui avrò più momenti felici che tristi.


Stò cercando di diventare una ragazza indipendente, che possa vivere senza il sostegno di qualcuno, senza correre sempre dalla famiglia. Stò cercando di diventare una donna con le palle.
Non so quante ragazze si trovano nella mia situazione, ma so che ci sono, cercate di non fare gli errori che ho fatto io, perché vivere un matrimonio così e brutto, rimani delusa, ti senti uno schifo e credi che sia questo ciò che ti meriti, ma non è così, c’è una seconda chance per tutti.
I genitori alla fine si rendono conto dei loro errori, ma ormai e troppo tardi e tu sei già spezzata.
Cercate di curare voi stesse e non pensate di essere sole, ci sono un sacco di persone pronte ad aiutare, c’erano anche nel mio caso, ma io ho avuto paura e ho mentito un sacco di volte dicendo che sarebbe andata bene, ma non è così.


Pensate a voi stesse.
A com’è bello essere delle donne libere.

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