Nuovi piani prospettici per analizzare il rapporto tra individuo e società nel libro “La fine del mondo non è vicina. Perché il futuro non deve farci paura”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on whatsapp

“La fine del mondo non è vicina. Perché il futuro non deve farci paura” di Fabrizio Corgnati, edito da Santelli Editori analizza la società contemporanea alla luce di una nuova chiave interpretativa. 

L’autore afferma che stiamo vivendo una fase di transizione epocale, spesso presentata dai mass media con toni apocalittici, concentrando ogni avvenimento sotto il paradigma della crisi. Questa sua analisi  si pone come preciso obiettivo quello di dimostrare che stiamo assistendo all’esaurimento del sistema materialistico e individualista

Le pagine di questo testo mostrano come l’uscita da questa stagnazione sia possibile acquisendo un nuovo punto di vista contraddistinto dall’integrazione tra individuo e collettività, sostituendo la competizione con la collaborazione e l’ambizione di arricchimento personale con la ricerca della felicità.

SINOSSI

Quella che stiamo vivendo è una fase storica di transizione epocale che i mass media ci presentano con i toni catastrofici e apocalittici della crisi. Questo libro, invece, vuole mostrarne un altro punto di vista: quello a cui stiamo assistendo è l’esaurimento di un paradigma basato sul materialismo, sulla competizione, sull’individualismo, sulla smania di arricchimento e la sua sostituzione con uno nuovo guidato dall’integrazione tra individuo e collettività, tra competizione e collaborazione, tra denaro e felicità.

L’AUTORE

Fabrizio Corgnati è giornalista e life coach. Ha alle spalle quasi due decenni di carriera nell’informazione e nella comunicazione attraverso i media più disparati. Come coach ha già aiutato oltre cinquanta persone nei loro percorsi di sviluppo personale e di crescita negli ambiti della vita privata e professionale.

LEGGI ANCHE

Amnesty International Rapporto 2023-2024

Il 28 maggio 1961 il quotidiano inglese The Observer pubblica la lettera aperta, firmata dall’avvocato londinese Peter Benenson intitolata “The Forgotten Prisoners” (I prigionieri dimenticati) che inizia