“Umanità in bilico” Medici Senza Frontiere in Italia, venticinque anni dalla parte degli esclusi

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“Il mare è mosso e per farmi sentire devo usare il megafono. Posso guardare ogni persona negli occhi, posso leggere il terrore prevalere negli occhi di una e il sollievo in quelli di un’altra. Posso leggere le scritte sulle loro magliette. Ecco, questo vorrei dire: che le espressioni su ciascuno di quei volti sono diverse, così come diverse sono le scritte sulle magliette e i colori, sono uomini e donne e non una massa indistinta – così racconta un’operatrice di Medici Senza Frontiere a Giuseppe De Mola, che ha raccolto la sua testimonianza, insieme a quella di tanti altri operatori e volontari nel libro dal titolo, Umanità in bilico: Medici Senza Frontiere in Italia, venticinque anni dalla parte degli esclusi. Percepisco forte il valore di ciascuna delle loro vite e questo non fa che aumentare il peso della responsabilità sulle mie spalle mentre scandisco le parole al megafono: “State calmi, restate nella vostra posizione, non spostatevi tutti su un lato della barca perché potreste capovolgervi”. Distribuisco i giubbini salvagente nella barca, pregando che nessuno si tuffi in acqua per accelerare la salvezza. Ogni volta devo confrontarmi con i miei limiti, accettare il fatto che le cose possano andare storte, che qualche vita potrebbe andare persa e che io non sono onnipotente. E però la vita di queste persone dipende veramente da me, che dico di stare calmi, che distribuisco i giubbini, che porgo una mano per tirarli fuori dall’acqua di mare mista a benzina che si è accumulata sul fondo del gommone: ho un potere di vita o di morte su queste persone, ogni mio atto ha una conseguenza immediata sulle loro esistenze, un minuto di ritardo o un gesto sbagliato da parte mia e scomparirebbero nel nulla. È come aiutarli a nascere una seconda volta, quella barca è un grembo materno”.

Venticinque anni di attività di Medici Senza Frontiere (MSF) in Italia, rivolte soprattutto a persone straniere, ma anche agli italiani in condizioni di maggiore fragilità. Pratica medica sempre unita alla testimonianza e alla denuncia. Cinque lustri raccontati dalle donne e dagli uomini che hanno lavorato sul campo in modo poco autocelebrativo, autocritico, con la frustrazione per i risultati sempre in bilico in un’Italia che in un quarto di secolo sembra essere diventata sempre meno accogliente. Un racconto intimo, in cui più voci cercano di rispondere al dubbio se ne sia davvero valsa la pena.

Il libro:
Titolo: Umanità in bilico. Medici Senza Frontiere in Italia, venticinque anni dalla parte degli esclusi
(€ 17,00 – pag. 224)

L’autore


Giuseppe De Mola nasce nel 1967 a Bari, dove studia letteratura russa e inglese. Da anni lavora con l’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere in Italia e all’estero (Yemen, Sudafrica, Sud Sudan, Etiopia, tra gli altri Paesi).

Nel 2012 ha pubblicato Distanze. Storie di esilio dal Sudafrica di ieri e di oggi, nel 2016 il suo primo romanzo, Disarmo, e nel 2023 il suo secondo romanzo, Halley. Un’indagine. Per MSF ha curato la pubblicazione dei rapporti Fuori campo (2016 e 2018).

Medici Senza Frontiere (MSF) è un’organizzazione medico-umanitaria internazionale indipendente fondata nel 1971. Oggi MSF fornisce soccorso in più di 70 Paesi a popolazioni minacciate da conflitti armati, violenze, epidemie, disastri naturali. Nel 1999 è stata insignita del premio Nobel per la Pace.

Editore: Infinito Edizioni

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